Iceland “The way life should be” 

Giorno I

 Finalmente dopo settimane di attesa, oggi iniziano le mie ferie estive, e qual posto migliore per consumerle se non l’Islanda? Proviamo a tradurre, Iceland che sarebbe il nome dell’Islanda in inglese, significa, terra dei ghiacci, in ciò traspare la nostra pazzia, vacanze estive nella terra dei ghiacci, bhaaa. In ogni modo basta chiamarla vacanza, e tanto meno viaggio, questa sarà una vera e propria avventura. Ci ritroviamo sul solito volo FR 3003 ossia il Roma Londra STN delle 6:35, infatti già come fu nei viaggi precedenti faremo scalo a Londra per risparmiare il più possibile. Dopo un volo tranquillo arriviamo a Stansted addirittura con qualche minuto di anticipo, ci sediamo, in attesa dei bagagli, in quanto sul monitor non appariva ancora la scritta di dove sarebbero usciti, ma proprio mentre leggevamo il giornale, alzo gli occhi, e vedo i nostri bagagli girare sul nastro, per cui eccoli li, senza nemmeno andarli a cercare. Piacevole notare che la fortuna inizia a girare nel verso giusto. Dopo circa 3 ore di attesa, prendiamo la coincidenza per Reykjavik dove arriviamo alle 14:40 ora locale. All’arrivo mentre aspettiamo il tizio che ci viene a consegnare la jeep presa a noleggio, usciamo fuori per saggiare l’aria, tira molto vento ed è molto freddo, circa 9 gradi, temperatura buona se non si viene dai 30 di Roma, in ogni modo, freddo si, ma c’è una luminosità davvero meravigliosa. Arriva il tipo, non troppo gentile ci consegna la jeep e via si parte per la nostra mitica avventura. Partiamo in direzione sud est, subito ci accorgiamo che siamo a corto di benzina, e cosi inizia subito la prima preoccupazione, ossia quella di trovare un benzinaio in Islanda, cosa tutt’altro che facile. Sulla strada ci imbattiamo prima in un sito speleologico, per poi arrivare alla mitica laguna Blu. Scendiamo dalla jeep, ricordiamo che David non potrà guidare almeno per due giorni, in quanto si è ferito la mano a poche ore dalla partenza, toccherà a me guidare almeno fino a mercoledì. La laguna blu ci offre uno spettacolo davvero ineguagliabile, diciamo che più che blu è turchese, e molto calda rimane al tatto quasi quasi vien voglia di buttarci dentro se non fosse che prima di entrare in acqua bisogna spogliarci… Ci lasciamo alle spalle la laguna, alla ricerca di un benzinaio. La ricerca ci conduce con l’acqua alla gola ad un paesino, al quale, con tremende difficoltà dovute al vento e al sistema self service in carte di credito, facciamo rifornimento e ripartiamo, incontrando il nostro primo sterrato. Subito forti emozioni ci regala questa terra, con il tramonto sull’oceano e la guida in questa strada in mezzo a campi di lava e qualche casetta sparsa qua e là, impossibile descrivere quanto strane siano le forme di ogni roccia che si incontra. Decidiamo, anche se si sta facendo buio di tirare fino alla Skogarfoss e di passare li la notte, dentro la nostra jeep. Sulla strada incontriamo e carichiamo due autostoppisti diretti a Vik, noi alla vista della prima cascata, che non è Skogarfoss, decidiamo, visto la presenza di una grande area di parcheggio e di due bagni, di fermarsi li per la notte. Dopo una piccola visita alla cascata e dopo aver visto il sole morire, ci apprestiamo a passare la nostra prima notte in auto, ribaltiamo completamente i sedili posteriori, fin quando si crea un piano paro, su di esso stendiamo il materassino e lo gonfiamo con la polpetta elettronica, sembra un letto comodo, ed infatti, dopo esserci vestiti con pile e magliette termiche, ci appropinquiamo. Il vento fuori è veramente gelido, e inizia a penetrare prima nella nostra auto, poi nel sacco a pelo, per poi far comparsa sulle nostre pelli. Intorno alle due di notte, mi alzo e vado a provare se nei bagni fa un po’ più di caldo, in effetti si, ma è relativo. Decido cosi di prendere la macchina e guidarla un po’ per scaldarla, ma tutto inutile, alla fine capisco che l’unica soluzione era trovare un posto dove non tirasse tutto quel vento, ho immaginato che se guidassi per un’oretta lontano dal ghiacciaio il vento sarebbe diminuito e cosi feci. Guidai, mentre David era dietro a dormire, per più di un’ora, in mezzo attraversando vallate immense, con la luna che mi indicava che strada che dovevo seguire, vento, ghiaccio, luce lunare, tutto inquietante, ma nello stesso tempo meraviglioso, ho toccato una dimensione interna, di pace e serenità, ma nello stesso tempo di angoscia e freddo. Decisi di guidare fino a Vik, circa 80 km dalla cascata dove il vento ci travolse, dopo circa un’ora e mezza dietro una montagna perfettamente conica, vedo luci, non ci posso credere, gridai, Vik!! E quello fu il mio eldorado, ero stanco, ma felice, di aver raggiunto quel mucchietto di case. Erano più o meno le 4:00, sono entrato in un ostello, a cercare rifugio, ma era tutto spento e c’era un cartello che indicava di chiamare. Chiami e la povera tizia che mi ha risposto, diceva che non importava le ore che stavi, sempre 25 euro dovevi pagare, e a parte il prezzo, per non lasciare da solo David, decisi di riprovare in macchina, Salii una collinette, e con felicità scoprii che una piccola chiesette, e il monte alle nostre spalle proteggevano noi e la nostra auto dal vento, e cosi tornai nel posteriore dell’auto e questa volta dormimmo tutti e due molto più caldi e rilassati fino verso le 8:30. 

 

Giorno II

 Una magnifica alba appare a noi, ma cosa più stupefacente e il posto dove abbiamo dormito, Vik, porto di mare, piccolo paesetto appoggiato tra sabbie laviche nere e montagne verdissime, posti che incudono timore e stupore, credo sia da qui che l’Islanda e la natura stessa sia entrata dentro di noi, una meraviglia! Notiamo che c’è un percorso che si arrampica sul costone della montagna opposta a noi, e cosi, dopo aver fatto rifornimento, saliamo il monte, con le 4 ruote motrici, arriviamo su di uno sperone di roccia, e godiamo di un panorama incredibile, ora si può vedere anche il ghiacciaio e soprattutto il sole splendere sereno sul mare, che giornata meravigliosa, doveva essere la giornata di sole più bella, in quanto oggi vedremo gran parte delle cose clamorose di questo viaggio, e cosi è stata, sole per l’intero giorno! Riscendiamo il costone della montagne e riprendiamo la ring road, la stessa in cui ho guidato la notte precedente, non la riconosco più, tranne dove ci sono due ripidissime discese, torniamo un pezzo indietro per raggiungere la cascata Skogarfoss, nel farlo prendiamo una deviazione, una strada ghiaiosa che si arrampica fino al raggiungere il ghiacciaio che assume un colore incredibile con questa splendida giornata di sole. Decidiamo di tornare sulla ring road, avendo sbagliato strada, guidiamo per altri 20 km fino a raggiungere Lei, sua maestà Skogarfoss. Io credo che chiunque una volta nella vita ha sognato di trovarsi qui, ai piedi di questa cascata, meravigliosa, para, in mezzo ad una distesa verde, con arcobaleni che le fanno da cornice. Immensa, sembra che le due montagne ai suoi fianchi siano il suo trampolino, lei è li, con il suo mitico rumore, sogno o son desto vien da pensare, davvero mozzafiato, uno di quei posti che hai raggiunto centinaia di volte con la fantasia, ignaro che basta fare solamente 6 ore di volo per raggiungerlo. Ci lasciamo dietro la cascata, o per meglio dire l’incantevole posto, e torniamo di nuovo sulla ring road, passiamo di nuovo per Vik e procediamo verso est, per far tappa nello Skaftafell National Park ed infine Jökulsàrlòn e Höfn. Iniziano l’immense vallate create e distrutte da leggendari alluvioni dovuti al vicinissimo Vatnajökull, un ghiacciaio largo pensate 8400 kmq!! Sotto di esso sono presenti svariati vulcani attivi, non succede di rado che eruttano e fanno esplodere quantità immense di ghiaccio che successivamente si trasforma in acqua e travolge tutto. Impossibile vivere in questa zona, infatti camminiamo per ore, senza incontrare nulla, solamente una luminosità di un celo serenissimo, l’oceano sulla destra, e queste enormi vallate di ciottoli più o meno grandi trasportati dal ritiro costante del ghiacciaio, si rimane senza fiato, alla veduta di tanto in tanto di montagne incredibile create da poco e pronte a saltare in aria in qualsiasi momento, in fondo stiamo o no attraversando la grande spaccatura che divide la placca europea da quella americana?? Finalmente dopo ore di zero assoluto, arriviamo allo Skaftafell National Park. Parco incastonato in mezzo a tutta questa meraviglia, che racchiude in un relativo spazio alcune tra gli spettacoli naturali più rari al mondo. La cosi che salta subito all’occhio, che qui è l’unico punto d’Islanda dove sono presenti alberi, anche se di modeste dimensioni, infatti tutto il resto dell’isola è una terra troppo giovane e molto spesso battuta da venti impetuosi che impediscono il formasi di alberi in tempi recenti, è ben giusto far notare che in questo parco sono presenti 6 micro climi differenti, causa corrente del golfo, vicinanza a vulcani, vicinanza a quel mostro di ghiacciaio, vicinanza in prims e poi lontana dall’oceano, rendono questa parte cosi variabile e densa di colori, colori profondi di un autunno cosi prematuro eppure cosi reale, meravigliosa giornata di sole rende il tutto più armonioso, con il ghiacciaio che splende e riflette l’immensità di questa vallata un po’ rossa e un po’ gialla pastello. Il sentiero di circa un’ora ci conduce attraverso 3 cascate alla Svartifoss cascata incredibile incastonata in mezzo a colonne di basalto perfettamente esagonali, ed immense, alcune si sgretolano, altre si spezzano, e la cascata pian piano indietreggia, davvero spettacolare ed indescrivibile voltarsi e trovare il ghiaccio che sovrasta tutto, immenso e terrificante, sembra una vetta alta più di 6000 metri , oppure arriva a mala pena a 1500!! Torniamo alla macchina, e ci troviamo sempre alle prese con questo strano clima del parco, passiamo dalle maniche corte alla giacca a vento nel giro di un paio di minuti, e poi di nuovo a maniche corte. Riprende il nostro viaggio, iniziamo a contattare Sunna, la ragazza che grazie al sito hospitality club ci darà ospitalità gratis per questa notte. Sulla strada tra il parco e Höfn, città di Sunna, ci troviamo per la prima volta nella nostra vita a contatto con la cosa più incredibile vista fin ora, gli iceberg!! In sostanza il progressivo indietreggiare del ghiacciaio ha creato una laguna profonda 200m e lunga circa 2 km dove si staccano enormi blocchi di ghiaccio dal ghiacciaio madre, per riversarsi dapprima nella laguna ed in seguito nel mare, immaginate voi cosa si può provare quando appena si svolta la curva ci si trova davanti a tutto questo e soprattutto immaginate cosa si può provare quando riusciamo per circa 30 secondi a prende l’ultimo gommone di questa stagione che fa il giro della laguna. Già proprio cosi, la guida con i pochi fortunati erano già usciti dalla capanna per imbarcarsi, proviamo a chiedere, e lui ci dice ok, ma sbrigatevi, cosi con solo 25 euro si può arrivare a toccare i cielo con un dito. Parte la navigazione, su di un gommone che squarcia il silenzio surreale di questo posto, foche ovunque ci nuotano intorno, e poi gli iceberg a volte grandi anche come palazzi (ricordiamo che in superficie rimano solamente 1/6 della grandezza reale) galleggiare, in una laguna calma e silenziosa pitturata di un rosso intenso dal sole che da li a breve va a morire. Davvero incredibile assaporare la pace che questo posto trasmette. Cumuli di ghiaccio a volte blu inteso, altre volte neri, altre volti trasparenti come cristallo accarezzare queste magnifiche acque. Ci avviciniamo ad un iceberg con dentro un vero e proprio buco, un altro ancora è talmente trasparente che si può vedere dall’altra parte, su di un altro ancora sono presenti 4 foche che ci guardano indispettite dalla nostra presenza. La natura sa davvero essere imprevedibilmente bella. Ritorniamo dopo aver preso con mano un pezzo di un iceberg che grazie alle sue sfaccettature sembrava uno Svarovsky, al punto di partenza. Da li saliamo su di una collina a godere di un tramonto del posto più incredibile mai raggiunto fin ora, serenità, silenzio, pace nella mente e nei sensi, che chiedere di più, la fortuna, l’audacia, e il semplicemente volere la cose ci ha dedicato questa splendida giornata di sole che vi assicuro qui nella parte sud d’Islanda può davvero farvi innamorare dalla natura e non chiedere altro. Con ancora la laguna negli occhi, ma soprattutto nella mente, ci apprestiamo a finire questa splendida giornata, paragonabile alla mitica domenica 11 marzo quando arrivammo a Capo Nord e nel ritorno ci imbattemmo in un’ora e mezza di aurora boreale!! Si riparte con la nostra mitica Lada niva verso gli ultimi 60km che ci dividono da Höfn. Arriviamo verso le 19:00 nella piccola città, non ci imbattiamo per una serie di circostanze fortunose nella via dove dovevamo andare, e cosi mi reco al numero uno della suddetta via, suono e domando di Sunna, ed aprirmi è proprio lei. Ci accogli nella sua casa con gioia e calore, davvero gentile, in più mangiamo una bella spaghettata e dopo cena ci racconta delle sua avventure in questa terra e in America, luogo dove a vissuto. Ci dice che è li sola ad Hofn per mettere da parte i soldi per trasferirsi ad Edimburgo, lei è una dottoressa, e qui pagano bene, perché tutti gli aspiranti medici e giovani da poco laureati vanno a lavorare a Reykjavik. Andiamo nella nostra stanza, e dormiamo profondamente in una pace davvero significativa, davvero una giornata memorabile, vedere uno dei posti più incredibili della terra con un sole magnifico e dormire e mangiare a gratis!! 

 

Girono III

 E cosi, ancora una volta ci si risveglia dopo una giornata magnifica, proiettati già sul nuovo giorno che ci attende, forse oggi è la tappa più dura, è previsto l’arrivo al lago Myvatn passando per Dettifoss e il canyon dell’Oxi. Visto il tempo variabile, con Sunna, dopo aver fatto un’abbondante colazione ci informiamo sul tempo e sulle condizioni della strada, le notizie non sono buone, e Sunna ci lascia anche il numero di telefono di un suo amico meccanico che vive a metà strada tra Höfn e il lago Myvatn, in tal caso.. Cosi,dopo i rituali saluti e foto, partiamo con le mappe che ci ha regalato Sunna. Ci facciamo un breve giro in macchina in “città” e poi via, riprendiamo la ring road. Tuttavia dopo circa 20km la strada diventa sterrata, qui è sterrata anche la ring road, andiamo bene!!!! Infatti incontriamo già le prime macchine in panne, visto i numerosi sassi di proporzioni sostenute due turisti tedeschi hanno squarciato una ruota, ci fermiamo per prestare aiuto, ma le sue chiavi per cambiare la ruota sono troppo piccole, e cosi David nel provare a togliere la ruota gli riga tutto il cerchione, il buon uomo non bada a questo in quanto tra li a breve partirà la nave per l’Inghilterra per cui cerchiamo di fare in fretta, si fermano un paio di camionisti, ma nessuno possiede la chiave adatta, noi compresi, che addirittura non l’abbiamo proprio, per cui in caso di foratura…arrivederci…… Alla fine un signore con il pick up si ferma, apre la sua cassetta d’emergenza, dove dentro ha oltre ai mezzi per soccorrere le auto, ha anche mezzi per soccorrere le persone!! Qui bisogna saper fare tutto, perché nell’attesa dei soccorsi si può anche morire in queste terre cosi desolate. Ci rimettiamo in marcia, la strada ghiaiosa, costeggia tutta la parte sud est, e tra vari Sali e scendi, sotto un cielo che non promette nulla di buono, proseguiamo, fin quando leggiamo il cartello “deviazione Oxi” questa pista interna ti permette di tagliare tutta la parte dei fiordi, cosi per risparmiare tempo e benzina ci addentriamo in questa strada che costeggia un immenso canyon davvero suggestivo e pericoloso, sali e scendi, in mezzo a terre desolate, colorate di rosso da particolari muschi, la strada non è protetta a valle e si passa davvero in strapiombi senza precedenti, ma davvero suggestivi e nella maggior parte dei casi paurosi!! Scavalchiamo il valico, e tra cascate e le sorgenti, vediamo anche la prima neve a bordo della strada. Non si vede nessuna macchina fin quanto la scorciatoia, dopo circa un’ora e mezza, si incrocia con la ring road, finalmente di nuovo asfalto. Arriviamo a Eglisstaõir, la capitale dell’est, li dopo aver pranzato e fatto rifornimento partiamo di nuovo verso nord, direzione Dettifoss. La ring road lasciata la città taglia verso gli altopiani interni, abbandonando cosi la costa, entriamo nel vero clima di queste latitudini, fuori dalla corrente del golfo e dall’azione mitigatrice del mare. Inizia a nevischiare, la strada più si va avanti e più va in salita, ci ritroviamo nel giro di qualche minuto in un paesaggio completamente immerso di neve. Fa freddo fuori e il tempo non accenna a migliorare. Tuttavia ci sentiamo al sicuro nella nostra collaudata jeep, e mai ci frulla nella mente il pensiero che questa mitica jeep possa fermarsi, diciamo che più che non pensarci è la forza dell’ottimismo che ci induce a pensare che vada tutto bene. Finalmente vediamo il bivio per Dettifoss, e iniziamo a praticare la strada 375, la quale avevamo visto sul sito web che mostra in tempo reale la situazione delle strade in Islanda, indicava la 375 di colore viola, vale a dire strada in condizioni di giuda difficili. In ogni modo alla preoccupazione viene sostituita l’adrenalina della guida in mezzo ad un deserto di ghiaccio!! La strada si riconosce a mala pena, piena di pozze di acqua ghiacciata e di neve alta anche 10 cm , dopo 30km di risate e derapate, arriviamo alla cascata. Siamo soli, il tempo ed il luogo sono spettrali, attraversiamo con il rombo della cascata più imponete d’Europa il sentiero, fino ad arrivare ad un punto in cui la si può ammirare nel tutto il suo splendore! Che dire davvero imponente, e qui entra il bello dell’Islanda, ogni fenomeno naturale può essere avvicinato senza limiti ne controlli, senza pagare biglietti e senza orari, ma se per caso ti fai male sono affari tuoi!! E che fai non sfrutti questa possibilità!!! Allora via ci addentriamo fino al bordo del precipizio e della cascata, che frastuono infernale e che potenza, davvero mostruosa!! Si riparte, sotto un cielo che promette tempesta, ritorniamo, dopo altrettanti 30 km della strada 375 che è peggiorata rispetto a prima, sulla ring road, e dopo circa un’altra ora di marcia arriviamo nella zona vulcanica di Krafla, ma dato il tempo e data l’ora decidiamo di raggiungere il campeggio del lago Myvatn, luogo dove passeremo la notte. Arrivati al magnifico lago, visto la pioggia e il vento decidiamo di cercare un riparo più confortevole, cosi optiamo per una nuova notte in auto, tuttavia scopriamo un posticino grazioso, una casa adibita a bed and breakfast, proviamo a chiede se si può dormire, dice che è rimasta una stanza singola ma che ci può mettere un materasso, accordiamo, e con soli 18 euro ci rifugiamo in quella casa, dove cuciniamo e scambiamo alcune parole con esseri umani, dopo ore e giorni di solitudine estrema (Sunna a parte). Tra racconti con altri viaggiatori e una ricca cena a base di risi e salsicce e una bella doccia di acqua sulfurea ce ne andiamo a letto presto per non sprecare ore di sonno utili per un rapido recupero, già domani ci attendono sentieri e l’uscita in nave alla ricerca delle balene. 

 

Giorno IV

 Dopo l’ennesima abbondante colazione fatta per lo più di cose regalate dal gruppo dei tedeschi in partenza, si parte di nuovo, direzione capi lavici di Krafla. Lungo strada incontriamo Mattia, un ragazzo autostoppista di 19 anni e visto che lui ne sa più di noi di strade e sentieri, lo carichiamo, ci dirigiamo dapprima in un’area dove c’è la presenza di pozze di fango blu bollenti e terra rossa, ed in seguito nella zona di Krafla Li lasciamo la macchina e dopo aver visitato il lago Viti, piccolo lago azzurro dentro un cratere vulcanico, pronto ad esplodere da un momento all’altro, partiamo per il sentirono, lungo circa 4km che attraversa tutti i maggiori punti d’interesse della zona. Si parte, sembra l’inferno descritto da Dante, davvero pazzesco, la terra che fuma, tutto in terra rossa, campi di lava che si perdono a vista d’occhio, in una luce surreale, davvero incredibile e sconvolgente, atmosfera lunare, infernale, spettrale, inoltre il sole ha preso una colorazione particolare, sarà il fumo, o la presenza di zolfo nell’aria, non so, so solo che qui davvero ti senti intimorito! Dopo aver apprezzato a fondo tutto ciò che ci circonda riprendiamo la jeep e torniamo sul lago, dove lasciamo Mattia e proseguiamo verso nord direzione Husàvik, il tempio delle balene e dei cetacei. Percorriamo la solita strada solitaria che ci conduce al punto più a nord che raggiungeremo in questo viaggio. Scendiamo dalla macchina, un vento caldo spazza via tutto, è davvero difficile restare in piedi, chiaramente l’escursione è stata annullata, cosi decidiamo di farla a Rejkiavik, rientriamo in auto e lasciamo questa piccola cittadina, in direzione Akureyri luogo dove un signore sempre conosciuto tramite Hospitality Club ci ospiterà per questa notte. Arriviamo verso le 5 in città, chiediamo al centro informazioni dove rimane l’indirizzo che Dyggvi ci ha lasciato. E cosi dopo 20 minuti passati a cercare l’indirizzo arriviamo, suoniamo alla porta, ed ecco ad aprire un omone gigantesco, di età di 60 anni, divorziato, appartenente al club di Hospitality più per noia che per curiosità. Capimmo subito che avrebbe auto centinai di storie da raccontarci! Verso le 19 iniziammo a mangiare un piatto che lui stesso ci aveva cucinato, un pollo arrosto con varie spezie e patate, davvero succulento!!! Dopo bicchieri di vino, e racconti vari ci dice che il mega gippone vicino alla nostra macchina è la sua “car” cosi gli chiediamo se ci porta a fare un giro in centro con quel bestione, chiaramente con la sua bontà prende il sopravvento e cosi si parte, in questa vecchia autoambulanza che lui ha adibito a camper, e d’estate se ne va in giro per l’Islanda, ci racconta e ci fa vedere tutta la città, davvero carina, ci dice dove viveva, dove lavorava, cosa ha costruito e tanti altri ricordi che una persona può avere legati ad una città. Rientriamo in casa, con una birra a testa ci racconta di storie e fenomeni naturali che hanno devasto l’isola, non più di 20 anni fa! Ci mostra anche le diapositive di varie esplosioni vulcaniche, davvero incredibile vedere la passione e la calma di questa persona che mostra nei suoi occhi un po’ come tutti gli islandesi, amore e rispetto per la natura!!! Verso l’una di notte tra racconti e storie predisponiamo il salotto a letto!! 

 

Giorno V

 Ci si alza verso le 8, lui è già in piedi che gironzola per casa, ci mette musica jazz di sottofondo per rendere ancor più piacevole il risveglio in questa carina città adagiata ai confini del mondo, facciamo un nutrita colazione con un panino formato da due uova, pane soffritto nel burro, prosciutto cotto imburrato e formaggio, niente male!!! Mi dice poi, Andrea, vieni fuori, e cosi mi è toccato a maniche corte uscir fuori, freddo, si ma immenso!!!!! Fuori dalla finestra solamente montagne già sporche della prima neve e casette sparse qua e la in una luce di un’alba surreale!!! Parliamo della strada che ci aspetta quest oggi, mi sconsiglia vivamente di tagliare per il deserto fino alla capitale, ma vedendoci entusiasti, di percorrerla ci dice ok, ma state attenti ed inviatemi un sms all’entrata e all’uscita del deserto, in quanto nel deserto non c’è campo, e disse vedete, voi con la vostra macchina state attenti!! Più eccitati che preoccupati ci congediamo lasciandogli un tocco di lonza, e lui ci domanda, ma dove l’avete presa? Noi rispondiamo in Italia chiaro!! Lui ci informa che è reato importare carne in Islanda, e meno male!! Se ci fermavano con 40 salsicce, fettine panate e tocchi di lonza dove andavamo a finire!!??? Cosi dopo questa bella notizia si parte!! Direzione deserto del Kjölur e Rejkyavik!!! Dopo circa 100km arriviamo ad una cittadina proprio ai bordi del deserto, li c’è un centro informazioni, dove ci informiamo sulle condizioni della strada ed appunto informiamo che stiamo per entrare nel mitico Kjölur. Dopo aver passato una centrale idroelettrica e una zona paludosa il deserto ci abbraccia, la steppa che ci circonda in breve tempo diventa roccia e cosi anche il terreno. La strada è piena di buche e pozze, che divertimento e che emozione, 200 km in 5 ore!! Questa mitica strada passa in mezzo a due ghiacciai. Lungo la strada incontriamo di tutto neve, acqua, sole, sassi giganti, fiumi, buche immense, ma la jeep imperterrita continua ad andare avanti e noi con essa ed in essa, ormai un tutt’uno con noi!!! Ad un certo punto, quasi a metà deserto, uno sbarramento!!!! Cavolo dico a David, vuoi vedere che la strada è chiusa??? Cosi apriamo la guida dove alla fine riporta un piccolo frasario islandese, ma nulla, non riusciamo a capire se dice semplicemente di chiudere il cancello dopo il passaggio, oppure se la strada e chiusa e non si può passare. Ma incredibile ma vero, proprio nel dubbio ecco arrivare un’altra jeep, evidentemente lui sapeva di questo cancello, ce lo apre e dice di andare tranquilli, che culo, incontrare l’unica macchina in mezzo ad un deserto proprio nel momento del bisogno!!!! Dopo un’altra oretta circa di buche e pozzanghere arriviamo in un rifugio dove intorno ci sono pozze di acqua calda dove fare il bagno e un campeggio, immaginiamo le bolgie di turisti che vengono qui l’estate, a testimoniare ciò ci sono adesivi di gruppi italiani giunti qui in moto in jeep da tutte le parti d’Italia. Dopo un breve giretto, un breve pezzo di ciambella, e un rapido chek alle gomme e all’albero motore, partiamo per la seconda parte del deserto, molto più tecnica e pericolosa della prima, davvero impegnativa. Finalmente la strada migliora e verso le 17:00 siamo fuori dal deserto!!! Arriviamo alla piazzola dove parte il sentiero che conduce a Gullfoss, un’altra imponente cascata, scendiamo e ringraziamo la jeep e ci congratuliamo a vicenda, per la buona riuscita della spedizione, già ormai da qui in poi, case e civiltà, anche in caso di guasti o imprevisti ce la caveremo. Scendiamo a visitare quest’altro gioiello islandese, cascata meravigliosa, imponete grandiosa, mentre si getta nel canyon da lei stesso creato. Purtroppo inizia a piovere, ma ce l’aspettavamo in questo periodo dell’anno in questa zona dell’isola umida, leggermente più calda, ma appunto piovosa. Da li ci dirigiamo nella vicina zona dei Geysir. Arriviamo e sotto la pioggia andiamo a visitare questo imponete mostro situato sotto i nostri piedi che a intervalli regolari sputa acqua ad un’altezza di 35 metri , davvero impressionate vedere quella bocca di acqua bollente respirare per brevi sussulti fin quando sputa fino a 35 metri d’altezza acqua bollente, che emozione, la cosa bella anche qui che ti puoi avvicinare senza ne pagare, e senza limiti, tanto che per bene due volte l’acqua ci viene quasi addosso!!! Da quel luogo magico decidiamo di stringere per altri 80km verso la capitale. E cosi ormai stanchi e bagnati procediamo, tuttavia il tempo peggiora, e la notte rapida scende, ci accorgiamo quanto sia dura la guida di notte, qui, con un faro solo, e senza gurda rail ai bordi della strada! Percorriamo la statale 33 e peggio che mai inizia a scendere la nebbia, porca vacca, non vedevo nulla, e non passava nessuno, davvero pazzesco, inoltre la strada continuava a salire, non sapendo dove e come questa storia potesse finire, visto che procedevamo a 30km orari, e cosi provo le stesse sensazioni della prima notte, questa volta però veramente non vedevo nulla. Per fortuna ci sorpassa un camper, lui sicuro conosceva la strada, ma andava più veloce, tuttavia la nostra unica speranza era seguirlo e cosi mi ci sono attaccato dietro stile guida italiana e via ci ha condotti fino alla capitale, che appena vedemmo le luci fu la stessa sensazione di lunedì scorso quando visi Vik, questa volta era la capitale, eravamo tornati a “casa” dopo circa 1500 km !! Decidiamo di parcheggiare e uscire un pochino, e dopo un giretto nei locali e nel centro abbiamo di nuovo preso la jeep, parcheggiato in periferia e dormito in auto. 

 

Giorno VI

 Durante la notte mi sono svegliato verso l’1 e vedo la condensa sui vetri, per cui c’è da star tranquilli, sta notte senza vento esterno la macchina si scalderà. Tuttavia dopo circa due ore apro di nuovo gli occhi ma non vedo più la condensa, ci siamo, il vento ha iniziato a soffiare, questa volta però è caldo, cosi chiudo gli occhi e quando li riapro è ormai giorno, ore 6:30, quando David mi domanda che ore sono, alla mia risposta sorride annuendo, come per dire bene, ed anche questa notte è passata. Ci alziamo, e ci ricomponiamo, dopo una breve colazione andiamo al centro dove parte l’escursione per le balene. Li in quel centro ricarichiamo la telecamera, e dopo un thè caldo si parte. La nave prende subito velocità, anche qui il mare è agitatissimo, tuttavia hai la possibilità di andare in punta alla nave cosi da poter guardare l’orizzonte e non sentirti male, che spettacolo ondeggiare su è giù violentemente ed essere bagnati da spruzzi d’acqua salata, l’oceano in un attimo ci circonda, nella sua imponenza il vento ci sovrasta, spazzando la nostra nave a destra e sinistra, e noi due temerari li a goderci la giostra. Ad un certo punto in mare aperto ecco un branco di orche assassine affiancare la nave, mamma mia che spettacolo vederle mentre salgono e scendono dalla superficie marina, ce ne sono di tutti i tipi, grandi e piccole, ma la vera star è la balena, che da li a poco appare all’orizzonte, la sua schiena immensa non terminava mai. Magnifica megattera grigia, ancora una volta abbiamo fatto centro!!!! Rientriamo al porto zuppi ma felici, e ci dirigiamo all’ostello, dove dopo una doccia bollente e un pasto caldo ci riposiamo e rilassiamo fino a tarda sera. Nel mentre la compagnia di noleggio della jeep con 25 euro extra vengono a riprendersi la jeep direttamente in ostello, il loro ufficio era in un’altra città, e non me la sentivo di andare e tornare con i mezzi. Usciamo a passare questo sabato sera nella capitale. Città piuttosto vivace, fino all’una, dopo di che si trasforma in una vera e propria bolgia di studenti ubriachi che combattono per entrare nei locali, a me un butta fuori mi blocca e mi dice che non potevo entrare perché non avevo i jeans ma i pantaloni, pazzesco!!! Alla fine succede un para piglia e tra spintoni vari i buttafuori vengono travolti, e cosi io e tutti gli altri riusciamo ad entrare in un bel locale tattico, dove chiudemmo bene la serata ed l’intero viaggio. Giorno VII Ci si alza verso le 11, dopo un’abbondate pranzo e colazione insieme prendiamo l’autobus per l’aeroporto, e facciamo scalo a Londra Stansted dove dormiamo nell’attesa del volo per Roma Ciampino la mattina successiva alle 6:10. 

 

Giorno VII

 E cosi un altro viaggio è partito e terminato qui. Londra, crocevia di mille avventure, viaggi e pensieri. Che dire, si ha quasi la sensazione di esser tornati da un altro mondo, da un’altra terra, terra di forti contrasti, unica nel suo genere, spettrale, fantastica e sublime, come le coraggiose persone che la abitano, attaccate alla loro terra come un bimbo alla loro madre. I pensieri corrono, su di una terra ove centinaia di scrittori, poeti e cantanti si sono inspirati, girando i loro video o ambientando i loro romanzi, quella terra che non c’è, che è sospesa chissà dove, senza dubbio coincide nelle sue coordinate Nell’Islanda, terra giovane ed inospitale perfino per gli alberi, dove tutto ha il sapore dell’eterno dove tutto e tutti vivono nel rispetto di una natura che da un momento all’altro può ucciderti, senza nemmeno che nessuno se ne renda conto della tua morte. Le profonde ferite che questa terra ha, mostrano la sofferenza e la gioia di un mondo nuovo, ancora da scoprire ancora in forte mutamento, da temere, ma da amare perché ti circonda, ti sovrasta, ti umilia. Vivere qui è difficile e davvero strano, pensare che prima che venga qualcuno a soccorrerti possono passare ore, forse giorni, ove le strade si confondono nella natura senza tracciarla. Miti di varia natura ha partorito questa terra, leggende, fate, maghi, folletti, o semplicemente fantasie di malati di alzhaimer che qui, visto la poca attività e il relax in cui vive il cervello, sembra essere il male nazionale. Tutto viene tradito e mescolato in una frizzante capitale, ove i giovani sfogano anni di solitudine in selvagge bevute e uscite notturne. Viaggiare in Islanda è stato come sentirsi parte del passato, ma nello stesso tempo del futuro, di un mondo nuovo, di un mondo pulito, ove tutto viene prima delle esigenze dell’uomo, perché deviare un fiume per costruire una diga? Perché distruggere una valle con un ponte? Qui è un concetto che non esiste, per questo e per tutto…. “Iceland The way Life Should Be” tradotto letteralmente “Islanda in che modo la vita dovrebbe essere”…………….

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