Giorno 1
E cosi finisce l’attesa, è ora del primo viaggio intercontinentale!
Siamo giunti qui al momento della partenza senza nemmeno accorgercene, i giorni, visto gli enormi impegni di tutti, i giorni sono sfilati via come mai prima d’ora, in ogni modo eccoci qui.
American Airlines, volo diretto per New York, partenza prevista alle 10:00 italiane, orario d’arrivo previsto ore 13:40 newyorkesi.
Volo piuttosto regolare, e pieno di cibo!! Stiamo andando in America, e si vede… sull’aero si è mangiato veramente tanto.
Atterriamo con un leggero ritardo, ma la fila più angosciante, e quelle per il visto dell’ingresso in America, cosi, tra ritiro bagagli, primo orientamento in un aeroporto mostruoso e ritiro auto ci si mette in viaggio solo alle ore 5 del pomeriggio ora locale, che per noi sono già le 23 di sera, e avanti a noi c’è ancora tanta strada e più di mezza giornata da affrontare, madonna!!
Secondo i piani, ci mettiamo in viaggio direzione Boston, dove alloggeremo per due notti.
Non appena fuori dall’aeroporto ci imbattiamo subito nel traffico congestionato di New York e un po’ di tutta l’America, infatti spesso si rallenta, e a breve cala la notte, iniziamo bene, mancano ancora 200km, sono per noi le ore 3 del mattino, ma solo le 21:00 dell’ora locale..Aiuto!!!
Decido di guidare io l’ultimo tratto, mamma mia che stanchezza, dopo dieci ore di volo, mettersi in macchina con il fuso per 400km, vi assicuro che è difficile rimanere svegli, in ogni modo, dopo vari morsi alle labbra e una bella doccia fresca con l’acqua di una bottiglietta versata sul mio capo, riesco a raggiungere Boston!!! Che appare magica e con i suoi grattacieli illumina il nostro camino, che poco fa era tutt’altro che luce…
Decidiamo, affamati, di buttarci in centro a cercare qualcosa da mettere sotto i denti, e dopo una piccola spesa fatta al volo, ci dirigiamo verso il nostro appartamento, già a Boston abbiamo prenotato un bel appartamento su Carls Street.
Ritiriamo la chiave mediante l’inserimento di codici in apposite cassette di sicurezza e ci rilassiamo dentro l’appartamento, prima impressione….. fichissimo, ma fa veramente freddo!!
Aria condizionata a palla, non troviamo il termostato, cosi decidiamo di chiudere le bocchette dell’aria condizionata con della carta, fortunatamente riusciamo a trovare il termostato ed a spengere l’aria.
Ubriachi di sonno andiamo a dormire, ora locale 22:00 ora nostra le 5 di mattina!!!
Ci facciamo otto ore di sonno e magia del fuso invece di alzarsi alle ore 13:00 ci risvegliamo che sono le otto di mattina con un fuso totalmente ammortizzato e con tutta la giornata davanti.

Giorno 2
Splende un sole meraviglioso, la temperatura ci è amica, circa 26 gradi, per cui dopo una bella colazione, si parte per visitare il centro città.
Fatichiamo un po’ per trovare parcheggio, ci arrendiamo al parcheggio a pagamento e iniziamo il tour della graziosa Boston.
La cosa incredibile di questa città, aldilà del meraviglioso verde, è il Freedon Trail, una riga rossa posta sull’asfalto cittadino che ti conduce nei principali punti d’interesse della città, una grande comodità.
Iniziamo il nostro tour, davvero pittoresco, con grattacieli a picco alternati da graziose piazze e giardini verdissimi, con un’enormità di scogliattoli che vagano liberamente.
Passa la mattinata, tra mercatini e il lungo mare, che è meraviglioso.
Torniamo a casa per il pranzo, cuciniamo un bel piatto di pasta, e poi usciamo di nuovo verso l’apple store e poi verso Cambrige, l’altra parte di Boston, che in realtà è una città a se, in ogni modo qui ci sono le sedi e i campus più importanti del mondo, ci perdiamo entro uno di essi, tra gente ricchissima, figli di papà e geni.
Camminiamo nella via centrale che attraversa il campus, successivamente, esausti dalla giornata, e soprattutto dal fuso orario, ce ne torniamo prima in macchina e poi a casa.

 

Giorno 3
Si parte.. ancora in viaggio verso nord, Destinazione Montreal i circa 500km che ci separano porteranno via gran parte della giornata, in ogni modo tempo speso bene anzi no benissimo, ci troviamo da subito immersi nel verde dello stato di New York in primis e poi nello stato del Vormount ove decidiamo di sostare in una fantastica area adibita a pic nic per un bel pranzetto a base di panini.
Ci dirigiamo sempre pia a nord, ed eccoci, ci siamo, siamo al confine.. dopo le classiche pratiche burocratiche timbrano i nostri passaporti e ci siamo….. siamo in Canada esattamente nello stato del Quebéc!!! Prime impressioni sul Canada? non troppo entusiasmanti, visto che ci troviamo ad attraversare per chilometri distese di granturco e campi coltivati in un’immensa spezzati solamente da mega silos per l’immagazzinamento del gran turco appena colto.
Chiaramente questo non è il Canada, e cosi ci mettiamo l’anima in pace sperando che più a nord cambi la situazione.
Nel giro di un nulla veniamo inghiottiti nel traffico di Montreal, ci siamo! Appena riusciamo a raggiungere il centro vero e proprio ove c’è il nostro appartamento, ci accorgiamo subito di quanto sia cosmopolita questa città, enormi grattacieli lussuosissimi alternati da quartieri pieni di prostitute, grandi ville e scandalose baracche ancora da intonacare.
Peccato che una di quelle case all’apparenza diroccate è dove si trova il nostro appartamento.
Le prime impressioni nonostante siano buone, vige del nervosismo tra di noi, “si l’appartamento è carino.. ma la zona è davvero pessima, questo in parte è vero, ma in parte è anche vero che a venti metri e dico venti metri c’è il centro vero e proprio, la via centrale l’arteria dello shopping, ciò dimostra di quanto sia variegata questa città.
Alla fine dopo alcuni batti becchi sul da farsi se restare o trovare un altro hotel, decidiamo di rimanere.
Usciamo per fare un po’ di spesa, e al ritorno ci cuciniamo una succulenta cenetta.
Visto che è venerdi sera usciamo, e nel dribblare decine di prostitute ci troviamo in mezzo alla “Movida” Canadese, locali, pub e molti giovani in giro per le strade, sembra che dopo il duro impatto iniziale Montreal comincia a tirare fuori i suoi pezzi forti.
Diamo un’occhiata ai monumenti principale, e poi via, dritti dentro un pub.
Dopo giri di bevute nei locali usciamo alla ricerca di qualcosa di ancora più grande da fare, ma visto l’ora e visto la scarsa conoscenza della città ce ne torniamo nell’appartamento.

Giorno 4
O re 4 del mattino, Pezza si sveglia in preda ad un’enorme prurito, fa un controllo generale del letto e vede che il suo letto è cosparso da acari e cimici dei materassi, nel panico più completo vediamo che anche il letto di Nibili ce ne sono presenti alcune, decidiamo, visto la non conoscenza dell’insetto di andare in ospedale, scendiamo in strada e chiediamo alla polizia dove poter andare, alla fine tra vie e viuzzette troviamo l’ospedale, ci mettiamo in fila nel reparto emergenze e attendiamo, sono ormai circa le 7 del mattino, finalmente ci ricevono, tuttavia la dottoressa ci dice che non abbiamo sulla cute nessun segno, per cui lei non può darci nulla, usciamo delusi e amareggiati ed andiamo alla polizia a denunciare il fatto, loro ci dicono che dobbiamo parlare con il direttore dell’hotel per fare la disinfestazione.
Attendiamo l’arrivo del direttore, e lo portiamo nella camera, alla fine costata il misfatto e per l’accaduto prima ci rimborsa l’intero importo delle due notti e poi chiude l’appartamento, succede che salviamo il salvabile e decidiamo di abbandonare Montreal visto le brutte vicende.
Ci mettiamo in viaggio, direzione sempre più a nord a Quèbec City, lo scenario inizia a cambiare ci troviamo immersi nel vero Canada, in mezzo al verde e cascate, è davvero un bella natura circonda noi e ci accompagna all’ingresso di Qubec City.
Onde evitare spiacevoli sorprese andiamo a fare un sopraluogo nell’ostello prenotato per le due notti successive, sembra ok e chiediamo se è possibile restare anche questa notte visto la bellezza e la pulizia della città, sfortunatamente l’ostello e pieno, e cosi andiamo al centro informazioni ove è possibile prenotare hotel e B&B per tutta la regione del Quebèc, optiamo per una B&B in mezzo al nulla a metà strada tra Quebec City e Todaussac, il santuario delle balene.
Ci mettiamo in viaggio, fermandoci prima a visitare la magnifica cascata di Montmorency ed in seguito per la cena, in un paesino sperduto, vicino a la nostra meta.
E’ buio ormai, e la vera natura Canadese si fa sentire, niente e nessuno in ogni dove, riusciamo per un caso del destino a vedere il piccolo bivio ove dovevamo girare, iniziamo la discesa verso la vallata, una discesa ripidissima e dopo un bel po’ di brividi arriviamo a destinazione, sono circa le 22:30 e non appena chiudiamo le sportello ci troviamo davanti ad una visione celestiale, il cielo sopra di noi è pieno di stelle, qui non c’è inquinamento luminoso e cosi si troviamo piccoli umani sotto quella immensa volta celeste, davvero immensa.
Entriamo nel B&B, tipica villa ottocentesca adagiata sul fiume San Lorenzo, davvero caratteristica, tenuta bene e pulita, da un proprietario davvero simpatico, disponibile e tutto fare.
Ci sistemiamo e ci fa godere ancor meglio dello spettacolo delle stelle spengendo anche le luci della casa.
Dormiamo finalmente nella nostra cameretta vittoriana e spediamo cosi il nostro primo sabato canadese, in mezzo al nulla più totale!!!

Giorno 5
Mi sveglio alle ore 7, esco per una passeggiata mattutina in cerca di un telefono per chiamare Federica, con scarsi risultati, tuttavia mi godo la pace e la natura di questo posto magico, un centinaio di casette in legno sparse a bordo del fiume San Lorenzo, fanno da cornice ad un vero quadro pieno di colori e profumi di una domenica mattina lontano da casa.
Torno in camera, ci vestiamo e scendiamo per godere di una fantastica colazione dolce/Salata dentro una veranda che si affaccia sul fiume.
Niente male come inizio, il sole oggi è con noi, (in realtà non ci ha mai abbandonato), e cosi dopo una bella mangiata ci dirigiamo verso nord, ancora verso nord.
Todaussac è la nostra prossima meta, costeggiamo tutto il fiordo ed il fiume che via via che guidiamo si allarga a dismisura facendoci cosi perdere le tracce dell’altra sponda, arriviamo verso l’una circa e compriamo i biglietti per l’escursione in barca alla ricerca delle balene.
Partiamo, il tempo è cambiato, fa freddo e ampie nubi hanno coperto il sole, tuttavia nulla di drammatico, siamo coperti a sufficienza per qualsiasi evenienza.
Si parte, appena 10 minnuti di navigazione e siamo circondati da foche o orche che gironzolano vicino la nostra barca, poco più il la vediamo gli spruzzi delle balene, in seguito i loro fantastici e lucenti dorsi e le pinne!! Davvero un’emozione essere circondati da questo immensi animali che si spingono qui per riprodursi e mangiare e sostare nel periodo estivo.
Al ritorno ci imbattiamo in un branco di biluce ossia di balene bianche, saranno circa una decina, tra i loro salti e le loro evoluzioni di gruppo abbandoniamo il santuario marino per dirigerci verso il fiordo più interno ove il capitano ci regale splendide emozioni avvicinandosi con la barca alla parete rocciosa a picco sul mare, vaghi ricordi di noi tutti della nostra amata Norvegia.
Ci siamo, forse siamo riusciti finalmente ad incanalare questo viaggio sui binari giusti.
Torniamo dalla belle gita in barca e decidiamo di tornare a Quebec city ove abbiamo prenotato due notti, quella di domenica e di lunedì.
Guidiamo tutta una tirata, ma visto l’ora tarda, ci fermiamo per la cena nella stessa cittadina dove ci siamo fermati all’andata, ceniamo con carni e salse francesi e ripartiamo.
Nel ripartire urto con il parafano della Jeep un’altra jeep, scendiamo e dopo aver costatato che nessun danno era stato fatto partiamo ma una ragazzo si accorge di noi e chiama il proprietario della jeep, decidiamo di metterci in fuga ode evitare casini vari, visto che cmq non c’erano danni.
Sembra che nessuno ci abbia seguito e cosi inghiottiti dal buio dileguiamo verso Quebec City.
Facciamo una breve tappa a Montmorency, la fantastica cascata vista all’andata di giorno ora è tutta illuminata e affascina con il suo velo bianco che spezza le rocce rese nere dalla notte.
Ci rimettiamo in camino ed arriviamo verso le undici e mezza nell’ostello di Quebec City e ci mettiamo a letto.

Giorno 6
Sveglia non troppo presto, dopo una bella colazione decidiamo di uscire con la jeep per visitare un canyon alle porte di Quebec City, visto di sfuggita, che merita tuttavia una visita visto che poi i Canadesi ne hanno fatto un bel parco naturale.
Arriviamo nella riserva, un immenso fiume, causa di questa profonda erosione ruggisce in mezzo alle rocce, davvero spumeggiante la sua acqua, davvero profonda l’insenatura da lui scavata, un ponte tibetano lo attraversa da parte a parte, e sospesi a circa 69 metri d’altezza attraversiamo il canyon da parte a parte e scendiamo grazie a scale di legno poste sul bordo della parete rocciosa a livello del fiume, ove è possibile vedere tutte le cascate e cascatelle create dal fiume, inoltre, frutto della pigrizia americana, leggiamo un cartello che cita “attenzione, la scalinata è composta da 400 gradini, se non siete i grado non vi avventurate” madonna che culoni!!!!!
Pranziamo al ristorantino del parco e poi ci rimettiamo in macchina per tornare in città.
Fa molto freddo, ma decidiamo ugualmente di visitare questa bomboniera di città che è Quebec city.
Giardini verdissimi e l’immenso Chateau Frontenac sono i punti di forza di questa settecentesca cittadina, l’unica del nord america ad essere cosi vecchia e cosi europea.
Si respira aria europea, per alcune vie ricorda Parigi, e cosi ci godiamo tutta la serata gironzolando per le vie del centro in mezzo a marmotte e scoiattoli rossi.
Ci dirigiamo al centro prenotazione per prenotare da dormire la notte successiva, un posticino a metà strada tra Quebec City e Toronto.
Dopo cene usciamo di nuovo, ma la stanchezza è ancora a farla da padrone, e cosi ripieghiamo a letto.

Giorno 7
Dopo un’altra bella mangiata mattutina usciamo per l’ultima visita a Quebec City, prima però andiamo in un internet cafè a prenotare un hotel dove dormire le due notti che saremo a Toronto, concordi tutti e tre prenotiamo una tripla all’Days Inn al centro di Toronto.
Usciamo e dopo una approfondita visita alla parte bassa di Quebec city, pranziamo e ripartiamo verso Le Trois River il paese dove abbiamo prenotato da dormire.
Viaggiamo per circa 4 ore, alla fine ci siamo, dopo un po’ di errori ed orrori per trovare il nostro B&B, ci siamo, una grande villa tinteggiata da celeste, con un meraviglioso giardino, bussiamo, ad aprirci è una simpatica vecchietta, davvero estasiata dal nostro arrivo. ci porta a vedere la nostra camera, in realtà è un appartamento vero e proprio, con tanto di giardino, piscina e spiaggetta in riva al lago.
Notiamo con grande gioia che c’è la cucina, per cui usciamo in fratta e furia prima che il supermercato chiuda e acquistiamo le cose per prepararci una bella cenetta.
Rientriamo e ci facciamo una passeggiata lungo il lago, tuttavia appena goduto della luce del tramonto rientriamo a casa cacciati da sciami di moschini, moscerini e zanzare.
Decidiamo di andarcene a letto dopo un’abbondante cena.
Domani ci aspetteranno circa 500km.

Giorno 8
Ci alziamo e con grande piacere notiamo che la vecchietta si è messa all’opera per prepararci una meravigliosa colazione, a base di cornetti ad una crema cipollosa salata, succi di frutta, latte caffè pane tostato, verdure, mamma mia che mangiata!!!!
Dopo aver salutato la vecchietta e il marito e ringraziati per averci fatto sentire come a casa, partiamo verso la nostra attraversata, si inizierà a scendere verso sud e di brutto pure.
Praticamente giornata dedicata al viaggio, nulla da segnalare, in quanto anche a livello paesaggistico le sponde del lago Ontario hanno poco da offrire.
La strada scorre e verso sera ci troviamo a Toronto. Il tempo non promette nulla di buono, ma dopo una bella doccia e dopo aver lasciato la macchina nel parcheggio dell’hotel usciamo alla scoperta della New York Canadese.
Meravigliosa città piena di luci e grattacieli vertiginosi, un bell’antipasto di quello che ci spetterà a New York!! Giriamo per le vie del centro senza troppe pretese, alla fine verso mezzanotte torniamo in hotel.

Giorno 9
Ci alziamo e facciamo colazione in un bar adiacente all’hotel, li ci colleghiamo ad internet e prenotiamo una bella camera in offerta grazie ad Expedia per la notte che faremo a metà strada tra Toronto e New York.
Usciamo, e ci dirigiamo nella tipica Little Italy di Toronto, sembra di essere a casa, ma qui si mischiano centinai di dialetti incrociati con inglese e francese, frase con parole mischiate accompagnano le nostre risa nell’ascoltarle, entriamo in un’alimentari che prevede anche angolo mensa stile dopolavoro ferroviario, e cosi mangiamo maccaroni e suppli fatti dalle signore italiane ormai in Canada da decadi.
Torniamo nel centro di Toronto camminiamo nel mezzo di grattacieli altissimi e fra la frenesia di impiegati e banchieri che si dileguano dagli uffici.
Notiamo anche la Toronto sotterranea, una vera e propria città che rende possibile la vita qui anche d’inverno visto che  fa meno venti, immense strade, e piazze con accesso direttamente ai grattacieli e alla metropolitana con tanto di vie nominate in corrispondenza a quelle in superficie per orientarsi.
Ritorniamo in superficie, ci dirigiamo verso la Sky Tower e lo Sky Dome.
Prendiamo i biglietti per la visita guidata alla Sky Dome, ossia lo stadio da Baseball di Toronto e il più grande stadio a coprirsi interamente del mondo, siamo noi tre ed altri tre newyorkesi e la giuda, un pazzoide che camminava al contrario, davvero strano quel tizio, ci spiega accuratamente le follie di questo stadio, dotato di suite di un hotel che si affacciano direttamente sul campo, sale da barbecue, sale da the e gli spalti veri e propri.
Usciamo, è il tramonto e ci aspetta la visita alla CN Tower, torre per la TV Canadese alta circa 533 metri.
Prendiamo l’ascensore in vetro che in circa due minuti ci spara al primo piano situato a oltre 400 metri.
Qui vi assicuro che le gambe tremano davvero… il primo piano è un ristorante che gira e fa godere una vista a 360 gradi sulla città.
E’ sera ormai e la Città si accende delle sue mille luce sotto di noi….
Prendiamo altri due ascensori che ci conducono all’altezza massima raggiungibile, mammamia sembra tutto cosi piccolo, auto microscopiche, grattacieli ridotti a miseri palazzi, siamo in cima a questa eccitante città. Che meraviglia!!!!
Ci godiamo le luci e i colori su piattaforma in cima al cielo, oltre le nuvole.
Riscendiamo al primo piano e ci si diverte un po’ sul pavimento di vetro  cosi da fa apprezzare ancora di più a che altezza si sta camminando.. Che paura!!!!!
Torniamo in hotel e ci riposiamo, che domani avremo un altra giornata davvero impegnativa.

Giorno 10
Prendiamo le nostre cose e ci rimettiamo in viaggio, direzione Cascate del Niagara, purtroppo il tempo non è buono, tuttavia, all’arrivo a Niagara City  sembra riaprirsi.
Prendiamo il battello che ci condurrà proprio li al centro del ferro di cavallo!!!
Attraversiamo dapprima la parte americana delle cascate e poi entriamo dentro questa immensa nuvola d’acqua che sono la parte canadese.
Dotati di mantellina, proviamo a fare filmati e foto a questa immensità.
Siamo orma al centro, la piccola barca accende i motori a pieno regime per non essere spazzata via dalla corrente tutto intorno a noi è una mega onda, tonnellate d’acqua che nel giro di secondi si schiantano sulle rocce, spettacolare e soprattutto unico il colpo d’occhio, visto la forma a ferro di cavallo, tutta la vista è circondata da questa immensa onda che sembra venirti addosso visto che on si hanno punti di riferimento fermi ove poter far cadere l’occhio.
Usciamo da quell’inferno d’acqua e ritorniamo al molo.
Davvero eccezionale e tutti bagnati ma felici ci rimettiamo in auto dopo un bel hot dog.
Dobbia attraversare qui il confine per tornare in America, come tutti sapete cascate del Niagara sono situate prirpo al confine tra canada e Usa.
Dopo circa un’ora di fila e le classiche domande di routine, passiamo la frontiera, siamo di nuovo negli USA.
Direzione Scranton dove abbiamo prenotato la prossima notte.
Scranton a circa 200 km da NYC tarda ad arrivare, il tempo è davvero arrabbiato, la notte ed i lavori fanno davvero ritardare il nostro arrivo rendendo cosi questa tappa la più lunga e la più impegnativa mai fatti un questo viaggio e seconda solo alla mitica attraversata con David da Akurey a Rykavik passando per i deserto islandese.
Finalmente arriviamo in questo mega hotel che con soli 30 euro a testa ci riserva davvero una bella sorpresa.
Dotato di letti telecomandati, marmo ovunque, scopriamo a breve che era un’antica stazione dei treni, ristrutturata in un fantastico hotel di lusso.
Passiamo la serata separandoci, io vado a cena in una pizzeria in centro ed andrea e flavio optano per il ristorante dell’hotel.
Mi chiudo in camera in quanto stanco e spossato, lontano da Fefè che oggi sta festeggiando il suo compleanno ed io mi trovo in America.
I due si fermano nel pub dell’hotel tra gente snob e ricconi in cerca di fama, Pezza riesce anche a rimorchiarsi una ragazza, ma non di suo gradimento abbandona il campo e torna in camera.

 

Giorno 11
Prendiamo la jeep e partiamo, direzione la “Grande Mela” dove dobbiamo consegnare la macchina alle ore 16:00,
viaggiamo senza sosta fino ad un ristorantino lungo la strada, dove davanti ad una pizza gigante e un buon bicchiere di vino ci prepariamo all’ingresso nella megalopoli New York.
Ci siamo, si vedono i grattacieli di Manhattan in lontananza, finalmente, dopo circa 3500 miglia siamo arrivati, ma mai dire mai…
Dopo aver pagato il pedaggio d’ingresso in città, sbaglio strada, il navigatore ha perso segnale sotto al tunnel ed io ho sbagliato ingresso, di colpo usciti dal tunnel, invece di trovarci ancora in autostrada diretti per l’aeroporto, ci ritroviamo sulla 5th strada!!! Il Panico, casino ovunque, per fortuna era sabato, e il poco traffico e il modo semplice con cui sono divisi i quartieri di New York ha reso possibile uscirne fuori, (Navigatore completamente fuori uso sotto i grandi grattacieli) entro il limite di tempo previsto arriviamo nello stesso punto dove giorni dietro parti la nostra avventura, lasciamo con grande dispiacere la nostra jeep e prediamo un taxi, per portarci in hotel.
Arrivati nel nostro hotel, situato ad Union Square, piccolo, ma niente male, usciamo subito e camminiamo per la 5th strada, tra negozi, casino, macchine e persone ovunque, si tiene il naso in su per ammirare i grattacieli fino al mal di collo, e nella ricerca sfrenata dell’Empire State Building  arriviamo sotto al bestione di 3oo metri e passa, ovviamente ci mettiamo in fila speranzosi di arrivare in cima per il tramonto, per poter cosi ammirare la città sia di giorno che di notte, cosi come avvenuto a Toronto.
Tuttavia la fila, interminabile, durata circa 4 ore ci fa sfumare lo spettacolo di Manhattan al tramonto in alto dalla terrazza dell’Empire, arriviamo su che è già notte, la città è tutta illuminata, luci a perdita d’occhio, rumori ovattati di sirene e traffico, mi fermo a  pensare che 300 metri sotto di noi si muove la grande New York, uomini come formiche pronti ad accaparrare cibo da ogni angolo, gente che vive in strada scaldandosi dal fumo che esce dai tombini, e poi omicidi, gente che va in ospedale e deve pagare una fortuna, e quante persone sono armate laggù… l’altro lato dell’America.
Tra pensieri vari l’occhio va ad un grande cuore pulsante di luci e suoni, li c’è Time Square, l’ombellico del mondo.
Scendiamo con l’ascensore e in due minuti siamo a terra, ci dirigiamo senza pensieri alla pulsante piazza, centro di Manhattan.
Arriviamo, Sabato sera, ore l’una di notte, centinaia di persone, colori, tabelloni luminosi, (qui è stata inventata la pubblicità) e naturalmente negozi in ogni dove, addirittura quello della Toys “R” us è talmente grande che dentro ci è alloggiata una ruota panoramica.
Giriamo per negozi, pub fino a tarda notte per rientrare a piedi attraverso Broadway la via dei teatri.

Giorno 12
Ci svegliamo con un triste annuncio, Pezza decide di abbandonare il viaggio, stanco e spossato dalla sua allergia alimentare, prenota un volo, sarà in partenza la sera stessa alle 21!
Dopo lo shock i dubbi, ma anche l’impotenza per non poter cambiare il corso delle cose, decidiamo di scendere in fretta e furia e di goderci gli ultimi sprazzi di vita newyorkese insieme, ci dirigiamo verso la little Italy piena di colori e grandi cuori italiani, sembra di essere a Napoli!! Qua si parla italiano e i centinaia di ristoranti vendono cibo italiano più qui che a Trastevere.
Dopo pranzo ci dirigiamo verso il Central park per visitare l’area con i suoi centinaia negozi e luoghi celebri di New York che Pezza ci teneva a visitare.
E cosi di colpo si fanno le sei, rientriamo in hotel, portiamo giù in strada i suoi bagagli, arriva un taxi e porta via Pezza in un triste destino che ci divide.
Dispiacere, rimorsi e un profonde senso di vuoto ci assalgono, ora saremo in due io e Flavio, per i prossimi due giorni e soprattutto Andrea tornerà a Poggio con un brutto ricordo di questo intenso viaggio.
E cosi eccoci in due, decidiamo di andare a visitare il ponte di Brooklyn e il parco sottostante, reso celebre dai numerosi film.
Attraversiamo il ponte a piedi, in un’immensa luce rossa e arancio dovuta al sole che sta per tramontare, e si specchia nei vetri dei grattacieli di Manhattan.
Arriviamo proprio sotto il ponte ci sdraiamo sul prato e osserviamo New York nella sua immagine più bella, con il suo storico ponte e sue alle spalle Manhattan con il suo skyline ed un tramonto da favola accompagna le centinaia di imbarcazioni che tagliano il corso d’acqua, si parla e si discute dell’accaduto, ma nello stesso tempo ci si gode del momento.
Dopo il tramonto e il meritato relax ci dirigiamo verso il porto della lower Manhattan dove, dopo aver cenato con una piccola porzione di pizza, camminiamo lungo il porto godendo di una splendida serata con balli e musica lungo riva.
Sul tardi decidiamo di rientrare con un bus notturno.
Vedere New York attraverso il vetro di un bus di notte è ben diverso da vederla di giorno spostandosi in metro.
Sporcizia ovunque, delinquenza spreco di cibo povertà e tanti tanti barboni. Questa è l’America che non mostrano eppure è esattamente l’altra metà di questa nazione ricca come povera costruita come un castello di sabbia basata su certezze economiche ed incertezze economiche.

Giorno 13
E’ triste svegliarsi sapendo che mentre te sei a New York un tuo compagno di viaggio è appena arrivato a Poggio Mirteto.. Dopo ancora la ferita aperta ci dirigiamo in centro, oggi con questa giornata stupenda faremo il giro con il battello per visitare Liberty e Colin Island, posti simboli della “porta” d’America.
Prima tappa liberty Island a visitare la statua della libertà simbolo dell’America, bel monumento ricco di fascino, e poi un sole stupendo accompagna la nostra giornata, fa caldo, e ci godiamo tutto il parco sottostante la statua.
Da li prendiamo il traghetto successivo, per la prossima isola, Colin Island, tappa obbligatoria.
Qui è il posto dove entravano gli immigrati, dove approdavano le navi provenienti da un’Europa povera, in guerra e piena di fame, si veniva qui a cercare fortuna sistemati per viaggi lunghi mesi in navi come carne da macello.
Era proprio qui dove si veniva respinti o accettati, qui ti visitavano ti controllavano da capo a piedi e poi se eri conforme alle regole potevi “entrare” ed avere accesso all’America voleva dire essere in “Paradiso”, ovviamente la realtà era ben diversa, la “pagnotta” la si doveva guadagnare sudando e sputando sangue anche qui, ma almeno non c’era la povertà assoluta.
Incredibile osservare i libroni dove le persone venivano registrate, gran parte di loro erano italiani o irlandesi e quei nomi legati ad un destino fuggiasco riflettevano la sofferenza di chi ora ha donato un futuro alle proprie generazioni.
Ripartiamo e torniamo a Manhattan, visitiamo la parte ovest e Ground Zero, sito dove sorgevano un tempo le Torri Gemelle e dove ora sorge un immenso cantiere pronto a cancellare quello che è stato.
Poi visitiamo Wall Street dove manager vestiti tutti in tiro vedono spostarsi interi capitali di denaro da una parte all’altra del globo.
Torniamo in hotel stanchi ma felici di quanto vissuto.

Giorno 14
Ultimo giorno in America, sta notte si parte si torna a Londra e poi a Roma.
Decidiamo di uscire presto per visitare Central Park e la parte alta di Manhattan. Felici di camminare nel famoso e immenso parco, tra persone che corrono a ragazzi che giocano nei numerosi campi di qualsiasi sport, dal rugby al baseball al calcio, al basket, vera istituzione qui in America, soprattutto per i ragazzi Afroamericani, montagne di muscoli presi ad imitare i loro bignamini, si rincorrono su un campo di cemento con le famose catene apposto della rete che è proprio sotto al cesto del canestro.
Rientriamo in hotel, prendiamo le cose e con l’aiuto della metropolitana torniamo al JFK Airport, attraversiamo in metrò, che per l’ultimo tratto è all’aria aperta, centinaia di baracce, cimiteri, povertà, e quartieri neri, è veramente triste la sensazione di sentirsi l’unico bianco, con un po’ di timore per quei pochi oggetti di valore che possedevamo arriviamo al capolinea, dove da qui prendiamo il trenino aeroportuale che ci conduce direttamente al terminal, dove vediamo il nostro Boing 747 parcheggiato li, pronto a riportarci in Europa.
Si parte alle 20:30 volo tranquillo e soprattutto arricchito da una bella mangiata e dormita, riapro gli occhi e già siamo in Europa,.
Qui con un fuso sulle spalle e 8 ore di volo attendiamo il volo successivo per 4 ore, ossia il volo per Roma.
Annoiati ma felici rientriamo a Roma verso le 5 del pomeriggio lasciandoci alle spalle un altro viaggio inteso, con qualche imprevisto ma pur sempre meraviglioso ricco di centinaia di sfaccettature che solamente l’America può dare e con gli occhi e il cuore pieni di natura canadese, dalle balene a quel magnifico cieli stellati che non dimenticheremo mai.

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